| COSA VEDERE |
Il Museo Fellini, inaugurato nel 2021, è uno dei più innovativi musei europei dedicati a un autore cinematografico.
Non è un museo tradizionale, ma un percorso diffuso che si sviluppa tra Castel Sismondo, Piazza Malatesta e Palazzo del Fulgor, creando un dialogo tra architettura storica, installazioni multimediali e l’universo poetico di Federico Fellini.
È un luogo che unisce arte, cinema, scenografia e memoria urbana, trasformando Rimini in un grande set felliniano.
Il museo si articola in tre poli principali: Castel Sismondo, il Palazzodel Furgor e la parte dedicata ai disegni e schizzi del regista.
Il museo racconta la Rimini reale e quella reinventata da Fellini:il Grand Hotel, il porto, il mare d’inverno, la provincia come teatro dell’infanzia e della memoria.
Alcuni ambienti riproducono set iconici, come: la cabina della nave di Amarcord, il tendone del circo, la passerella di 8 ½.
Sono spazi che uniscono arte, architettura e teatro.
La scelta di distribuire il museo in più luoghi crea un percorso urbano che trasforma Rimini in un grande racconto visivo.
Non è un museo statico, ma un’esperienza immersiva che usa linguaggi digitali e scenografici.
Fellini non viene celebrato come “autore da studiare”, ma come creatore di mondi: il museo restituisce la sua poetica del sogno, della memoria e del meraviglioso.
Il museo è oggi uno dei principali poli culturali della città, capace di unire turismo, arte e memoria collettiva.
chiuso lunedì non festivi.
dal 1 Settembre al 31 Maggio:
da martedì a domenica 10.00-13.00 e 16.00-19.00
BIGLIETTI
Biglietti Ridotti speciali a 5€
(solo in biglietteria)
Visite guidate
I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 15 persone
Durata 45 minuti
Lingua italiana
I percorsi guidati conducono alla scoperta del Museo Fellini nelle sale di Castel Sismondo.
Informazioni importanti
Al fine di non creare assembramenti, l’orario prescelto per l’ingresso dovrà essere rispettato scrupolosamente; è necessario arrivare a Castel Sismondo 10 minuti prima dell’orario indicato sul biglietto; eventuali ritardi potrebbero precludere l’accesso; non è possibile accedere prima dell’orario prenotato
Il biglietto va esibito al personale predisposto al controllo
Ogni biglietto a tariffa agevolata sarà verificato dal personale
L’email di conferma inviata in seguito all’avvenuto pagamento potrebbe venire bloccata da filtri antispam: in caso di mancata ricezione si raccomanda di verificare l’apposita cartella.
Gli acquisti on line non sono rimborsabili o modificabili
Non è consentito l’accesso agli animali ad eccezione dei cani guida per non vedenti
Il servizio di guardaroba è sospeso
Non è consentito effettuare visite guidate non autorizzate e in assenza di regolare prenotazione.
Il Comune di Rimini e Start Romagna insieme per promuovere cultura e mobilità sostenibile: i viaggiatori che raggiungono il Fellini Museum con il trasporto pubblico di Start Romagna potranno beneficiare di un esclusivo biglietto d’ingresso!
Gli interessati avranno l’opportunità di visitare il museo dedicato al leggendario regista Federico Fellini, avendo accesso ad un biglietto speciale di 5,00 €, anziché del prezzo pieno di 10,00 € o del ridotto di 8,00 €.
Chi può beneficiare della riduzione?
Titolari di biglietto di “corsa semplice” valido nel giorno di convalida.
Titolari di biglietto “Metromare” da 75 minuti o da 24 ore.
Titolari di un abbonamento in corso di validità.
Castel Sismondo, costruito tra il 1437 e il 1446 per volontà di Sigismondo Pandolfo Malatesta, è uno dei più significativi esempi di architettura militare del primo Rinascimento italiano.
La fortezza, progettata con il contributo di Filippo Brunelleschi, unisce esigenze difensive e rappresentative, diventando il simbolo politico e personale del signore di Rimini.
È un edificio che racconta la transizione tra Medioevo e Rinascimento, tra guerra e cultura cortigiana.
La struttura è un impianto poligonale irregolare.
Il castello non segue una geometria perfettamente simmetrica: la forma è adattata al terreno e alle esigenze difensive, con bastioni sporgenti e cortine inclinate.
Le cortine murarie sono spesse e inclinate verso l’esterno, una soluzione innovativa per resistere alle artiglierie emergenti del Quattrocento.
Originariamente circondato da un ampio fossato, il castello era accessibile tramite un ponte levatoio che rafforzava la funzione difensiva.
Al centro si apriva una corte signorile, circondata da ambienti residenziali, magazzini, scuderie e sale di rappresentanza.
Sebbene non esista un progetto autografo, le fonti e le soluzioni tecniche indicano un coinvolgimento diretto del grande architetto fiorentino Brunelleschi, soprattutto nella concezione delle difese e delle proporzioni.
Castel Sismondo non era solo una struttura militare:ospitava sale decorate,ambienti di corte,spazi per cerimonie e ricevimenti.
Era il cuore politico e culturale della Rimini malatestiana.
Il castello era disseminato di emblemi malatestiani:il monogramma “SI” intrecciato, il rosone a otto punte, il cane rampante.
Una vera “firma” del signore, che trasformava l’architettura in propaganda.
La posizione del castello, a ridosso delle mura cittadine, permetteva a Sigismondo di controllare sia la città sia eventuali attacchi esterni.
Oggi il castello è parte del Museo Fellini, che ne valorizza gli spazi con installazioni dedicate al grande regista riminese.
Insieme al Tempio Malatestiano e al Ponte di Tiberio, forma la triade monumentale che racconta la storia profonda della città.
Visite guidate
I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 15 persone
Durata 45 minuti
Lingua italiana
I percorsi guidati conducono alla scoperta del Museo Fellini nelle sale di Castel Sismondo.
Informazioni importanti
Al fine di non creare assembramenti, l’orario prescelto per l’ingresso dovrà essere rispettato scrupolosamente; è necessario arrivare a Castel Sismondo 10 minuti prima dell’orario indicato sul biglietto; eventuali ritardi potrebbero precludere l’accesso; non è possibile accedere prima dell’orario prenotato
Il biglietto va esibito al personale predisposto al controllo
Ogni biglietto a tariffa agevolata sarà verificato dal personale
L’email di conferma inviata in seguito all’avvenuto pagamento potrebbe venire bloccata da filtri antispam: in caso di mancata ricezione si raccomanda di verificare l’apposita cartella.
Gli acquisti on line non sono rimborsabili o modificabili
Non è consentito l’accesso agli animali ad eccezione dei cani guida per non vedenti
Il servizio di guardaroba è sospeso
Non è consentito effettuare visite guidate non autorizzate e in assenza di regolare prenotazione.
Il Ponte di Tiberio, iniziato sotto Augusto e completato nel 21 d.C. durante il regno di Tiberio, è uno dei più straordinari esempi di ingegneria romana ancora perfettamente conservati.
Costruito per collegare il centro urbano al borgo di San Giuliano, segnava l’inizio di due grandi vie consolari: la Via Emilia e la Via Popilia.
È un monumento che unisce funzione pratica, perfezione tecnica e classicismo architettonico, diventando un simbolo della Rimini romana.
La struttura è a cinque arcate a tutto sesto che sono calibrate con proporzioni armoniche, secondo un rapporto matematico tipico dell’ingegneria romana.
Ogni campata è leggermente diversa per adattarsi al corso del fiume Marecchia.
Interamente costruito in pietra d’Istria, materiale luminoso e resistentissimo, ideale per opere idrauliche.
Il ponte poggia su pali di quercia e su un sistema di sostruzioni progettate per resistere alle piene del fiume.
La stabilità millenaria dell’opera testimonia la perizia tecnica dei costruttori romani.
I Parapetti e cornici sono sobri e lineari, seguono il gusto augusteo per la misura e l’equilibrio.
Il ponte porta le dediche ad Augusto e Tiberio, ricordando la continuità dinastica e la stabilità politica dell’impero.
Modiglioni, cornici e lesene sono ridotti al minimo: la bellezza del ponte risiede nella purezza delle forme, non nell’ornamento.
Le pile sono dotate di tagliacque a forma di prua, che riducono la pressione delle correnti e impediscono l’ accumulo dei detriti.
Il ponte è ancora oggi percorribile: un caso rarissimo di infrastruttura romana rimasta in funzione per duemila anni.
Il ponte introduce al quartiere più antico e pittoresco di Rimini, un tempo abitato da pescatori e artigiani.
Il Ponte di Tiberio è uno dei ponti antichi meglio conservati al mondo, esempio perfetto di tecnica costruttiva e razionalità progettuale.
Non è un rudere, ma un’infrastruttura ancora attiva: un ponte che continua a collegare persone, quartieri e storie.
L’Arco di Augusto, eretto nel 27 a.C. per volontà del Senato romano, è il più antico arco trionfale romano giunto fino a noi.
Posto al termine della via Flaminia, segnava l’ingresso monumentale ad Ariminum, città strategica tra l’Italia centrale e la pianura padana.
È un monumento che unisce funzione urbana, propaganda imperiale e classicismo augusteo, diventando un ponte ideale tra la Roma repubblicana e il nuovo ordine imperiale.
La struttura è un solo grande fornice: l’apertura è insolitamente ampia e non poteva essere chiusa da porte.
Questo non è un difetto tecnico, ma un messaggio politico: la pace augustea rendeva superflue le difese.
Le semicolonne corinzie sorreggono una trabeazione classica, sobria e armonica.
Tra arco e capitelli sono scolpiti quattro medaglioni con divinità protettrici dell’impero: Giove, simbolo del potere supremo; Apollo, caro ad Augusto e simbolo di armonia e ordine; Nettuno, signore dei mari, a evocare il ruolo adriatico di Rimini.
Questi rilievi sono un vero manifesto del programma politico augusteo.
È un atto di propaganda che lega l’imperatore alla rinascita infrastrutturale dell’Italia.
Oggi l’arco si staglia tra edifici moderni, ma continua a raccontare la continuità urbana di Rimini attraverso duemila anni di storia.
Il Tempio Malatestiano, iniziato intorno al 1447 per volontà di Sigismondo Pandolfo Malatesta, è uno dei monumenti più emblematici del Rinascimento italiano.
Concepite come trasformazione della chiesa francescana di San Francesco, le nuove forme architettoniche furono affidate a Leon Battista Alberti, che ne fece un manifesto dell’ umanesimo e della rinascita dell’antico.
Il Tempio è un luogo dove architettura, politica e cultura cortigiana si intrecciano, diventando simbolo della Rimini malatestiana.
La struttura presenta una facciata a “arco trionfale” come un grande arco romano: ordine corinzio, proporzioni classiche, trabeazione pura.
È un omaggio diretto all’antichità e un’affermazione del potere di Sigismondo.
Lungo i fianchi, una sequenza di arcate monumentali destinate a ospitare sarcofagi umanistici.
Il modello è quello dei monumenti imperiali romani: celebrazione, memoria, eternità.
All’interno la struttura gotica originaria è ancora leggibile, ma completamente reinterpretata da un programma decorativo rinascimentale.
Nel Tempio si conserva il celebre affresco Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo:
un ritratto politico, psicologico e simbolico, dove il signore di Rimini si presenta come principe umanista.
Le cappelle laterali sono decorate da bassorilievi di straordinaria grazia lineare:figure allegoriche,virtù,angeli danzanti.
Il Crocifisso di Giotto,opera giovanile del maestro toscano, testimonia la stratificazione storica del Tempio e la sua continuità spirituale.
La cupola prevista da Alberti non fu mai realizzata.
Questa “mancanza” rende il Tempio un documento prezioso del Rinascimento in fieri.
Il Tempio è una chiesa, ma anche un mausoleo dinastico, un pantheon privato, un manifesto politico.
È un luogo dove la religione convive con l’ideologia umanistica e con l’ambizione personale di Sigismondo.
È il monumento che più di ogni altro racconta la città come crocevia di cultura, politica e arte.
La Domus del Chirurgo, scoperta nel 1989 in Piazza Ferrari, è uno dei ritrovamenti archeologici più importanti dell’Italia romana.
Si tratta della casa di un medico militare del III secolo d.C., probabilmente di origine orientale, noto come Eutyches grazie a un’iscrizione rinvenuta all’interno.
La domus è un documento straordinario perché unisce vita privata, pratica medica e cultura materiale, offrendo uno spaccato unico della società romana tardo‑imperiale.
La struttura è una pianta articolata la casa si sviluppa attorno a più ambienti, con funzioni distinte: stanze residenziali, ambienti di lavoro, spazi di rappresentanza, un piccolo giardino interno.
La domus conserva alcuni dei mosaici più raffinati dell’Italia settentrionale romana a pavimento con motivi geometrici, intrecci policromi, figure simboliche.
Il più celebre è il mosaico con i pesci, di gusto ellenistico, che decorava un ambiente di rappresentanza.
La presenza di ambienti destinati alla cura dei pazienti distingue questa casa da tutte le altre domus note in Italia.
Il corredo medico nella domus è stato rinvenuto il più ricco e completo strumentario chirurgico romano mai trovato in Europa:
oltre 150 strumenti, tra cui:pinzette, bisturi, aghi, sonde, strumenti per ridurre fratture, utensili per interventi oculistici.
È una testimonianza eccezionale della medicina romana, molto più avanzata di quanto si pensi.
Alcuni elementi decorativi e tecnici suggeriscono che il medico fosse originario dell’area greco‑orientale, dove la tradizione medica era particolarmente sviluppata.
La casa fu distrutta da un incendio violento nel III secolo.
Questo evento drammatico ha però permesso la conservazione straordinaria degli oggetti, rimasti “sigillati” sotto le macerie.
Oltre agli strumenti medici, sono stati trovati:ceramiche,lucerne,monete,oggetti personali.
Un vero archivio materiale della vita di un professionista romano.
Oggi la domus è visitabile grazie a una struttura museale sopraelevata che permette di osservare gli ambienti dall’alto, come in una “finestra sul passato”.
Non esiste in Europa un’altra domus romana che conservi un corredo medico così completo.
La casa mostra come la pratica medica romana fosse organizzata, specializzata e sorprendentemente moderna.
Insieme all’Arco di Augusto e al Ponte di Tiberio, la Domus del Chirurgo completa il quadro di una città romana ricca, colta e perfettamente integrata nelle reti culturali del Mediterraneo.
Piazza Cavour è il cuore civico e monumentale di Rimini fin dal Medioevo.
Sorta in un’area già frequentata in età romana, divenne dal XIII secolo il centro politico, amministrativo ed economico della città comunale.
È uno spazio che racconta la storia istituzionale di Rimini, attraverso un insieme architettonico che unisce palazzi pubblici medievali, strutture rinascimentali e interventi ottocenteschi.
La struttura è una Piazza rettangolare allungata e la sua forma deriva dalla stratificazione medievale: un grande spazio aperto destinato a mercati, assemblee e cerimonie pubbliche.
Piazza Cavour si colloca lungo il percorso del decumano romano (oggi Corso d’Augusto), mantenendo la continuità urbanistica della città antica.
La piazza è definita da tre grandi emergenze:
Piazza Tre Martiri è uno degli spazi urbani più antichi e simbolici di Rimini.
Situata nel punto in cui si incrociavano cardo e decumano della città romana, corrisponde all’antico foro, il cuore politico, commerciale e religioso di Ariminum.
Nel corso dei secoli, la piazza ha mantenuto la sua centralità, trasformandosi da spazio romano a piazza medievale, rinascimentale e infine moderna.
È un luogo che racconta duemila anni di storia urbana, stratificati in un unico spazio.
A differenza della più composta Piazza Cavour, Piazza Tre Martiri presenta una forma aperta e asimmetrica, frutto della lunga evoluzione storica e delle trasformazioni urbanistiche tra Medioevo e Novecento.
La piazza si trova lungo l’asse del decumano romano (oggi Corso d’Augusto) e rappresenta ancora oggi un nodo di passaggio e incontro.
Gli edifici che la circondano, pur appartenendo a epoche diverse, creano un insieme armonico che unisce Rinascimento, Barocco e architettura moderna.
Il Tempietto di Sant’Antonio (1518)è un piccolo edificio rinascimentale costruito per ricordare il miracolo attribuito a Sant’Antonio da Padova nel 1223.
La facciata è sobria, scandita da lesene e timpano classico.
L’interno custodisce memorie del culto antoniano e testimonia la devozione popolare della Rimini medievale.
La Torre dell’Orologio (XVI secolo è il simbolo della piazza, con quadrante astronomico e meccanismo che segnava le ore, le fasi lunari e i segni zodiacali.
La torre, ricostruita dopo la Seconda guerra mondiale, conserva l’impianto rinascimentale e la funzione civica originaria.
Lungo i lati della piazza si sviluppano portici seicenteschi e settecenteschi, che un tempo ospitavano botteghe, mercati e attività artigiane.
Le facciate, pur restaurate, mantengono la scansione ritmica delle arcate e il carattere commerciale dell’area.
Una colonna moderna ricorda i Tre Martiri (Mario Cappelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani), partigiani riminese impiccati dai nazisti nel 1944.
Questo elemento introduce nella piazza la memoria civile del Novecento.
Ancora oggi è uno dei luoghi più frequentati della città: bar, negozi, mercati e passaggi continui la rendono uno spazio vivo e dinamico.
Il Tempietto, la Torre e la colonna dei Martiri raccontano tre dimensioni fondamentali della storia urbana: religione, amministrazione e identità collettiva.
Storia, scenografia e identità: Piazza Malatesta di Rimini
Piazza Malatesta è lo spazio urbano che si apre davanti a Castel Sismondo, cuore del potere malatestiano nel Quattrocento.
Nel corso dei secoli, quest’area ha cambiato più volte funzione: da fossato difensivo a piazza di servizio, da parcheggio moderno a grande spazio culturale.
Oggi è una piazza che unisce architettura storica, paesaggio contemporaneo e memoria felliniana, diventando uno dei luoghi più rappresentativi della Rimini del XXI secolo.
Come struttura è un grande spazio aperto che si sviluppa come un ampio “sagrato urbano” davanti al castello, liberato dalle costruzioni e dagli ingombri moderni per restituire leggibilità al monumento.
Pietra chiara, linee geometriche e superfici omogenee creano un tappeto urbano che valorizza la monumentalità del castello.
Elemento distintivo della piazza contemporanea: l’acqua richiama il fossato medievale e introduce un effetto scenografico che dialoga con la luce e con l’architettura.
Aree alberate e zone di sosta rendono la piazza un luogo di incontro, non solo di passaggio.
La piazza è progettata per valorizzare il castello: prospettive aperte,assi visivi puliti, assenza di ostacoli architettonici.
L’area diventa una sorta di “cornice” che esalta la fortezza brunelleschiana.
Le vasche che circondano parte del castello evocano:il fossato originario,la funzione difensiva medievale, la relazione tra architettura e paesaggio.
Di notte, l’ acqua riflette le mura,creando un effetto teatrale.
La piazza è parte del Museo Fellini diffuso: installazioni luminose, proiezioni temporanee, ed elementi scenografici discreti.
L’ idea è evocare il mondo poetico del regista senza trasformare la piazza in un set letterale.
Durante i lavori sono emersi resti medievali e rinascimentali, integrati nel progetto attraverso: pannelli informativi, percorsi narrativi, valorizzazione delle stratificazioni storiche.
La piazza è pensata come luogo di: spettacoli, concerti, installazioni artistiche, manifestazioni culturali.
È un teatro urbano aperto.
Piazza Malatesta restituisce dignità e centralità a Castel Sismondo, cuore della Rimini malatestiana ed è oggi uno dei simboli della Rimini che valorizza la propria storia e la intreccia con l’immaginario felliniano.
Non solo spazio monumentale, ma area vissuta: un luogo dove la città si ritrova, si muove, si racconta.
Il Grand Hotel di Rimini, inaugurato nel 1908, è uno dei capolavori dell’architettura alberghiera italiana del primo Novecento.
Progettato dall’architetto Paolo Somazzi, rappresenta l’apice dello stile liberty internazionale, con influenze francesi e mitteleuropee.
È un edificio che unisce eleganza, monumentalità e fantasia decorativa, diventando simbolo della Rimini mondana e, grazie a Federico Fellini, luogo mitico della memoria cinematografica.
Il Grand Hotel si sviluppa su una pianta ampia e simmetrica, con due ali laterali che abbracciano il giardino antistante.
La facciata principale, rivolta verso il mare, è un trionfo di decorazioni liberty.
L’edificio combina: linee sinuose tipiche del liberty, elementi neobarocchi, dettagli floreali e zoomorfi, balconate in ferro battuto.
È un esempio di architettura “da villeggiatura” raffinata e cosmopolita.
All’interno: saloni, scalinate, lampadari e arredi originali evocano l’atmosfera delle grandi capitali europee di inizio Novecento.
Il Grand Hotel appartiene alla stagione in cui Rimini si affacciava al turismo aristocratico europeo.
La decorazione liberty è ricca ma mai eccessiva: motivi floreali, ferri battuti sinuosi, stucchi eleganti, finestre ad arco.
L’edificio è un manifesto del gusto raffinato dell’epoca.
Il giardino monumentale
Il grande giardino antistante, con palme, vialetti e fontane, crea una scenografia che introduce all’hotel come in un teatro all’aperto.
L’incendio del 1920 e la ricostruzione
Un incendio distrusse parte degli interni, che furono ricostruiti con gusto più sobrio ma sempre elegante.
La facciata liberty, invece, rimase intatta.
Il mito felliniano
Per Fellini, il Grand Hotel era un luogo dell’immaginazione:simbolo del lusso irraggiungibile,palcoscenico dei sogni adolescenziali, icona della Rimini reinventata nei suoi film.
In Amarcord, il Grand Hotel diventa un luogo sospeso tra realtà e fantasia.
Nel corso del Novecento, il Grand Hotel ha ospitato: aristocratici europei, attori, politici, intellettuali.
È stato un punto di riferimento della mondanità italiana.
Il Grand Hotel rappresenta la Rimini della Belle Époque, quando la città si affermava come meta balneare internazionale.
Grazie a Fellini, il Grand Hotel è entrato nell’immaginario collettivo come spazio del sogno, della nostalgia e della fantasia.
Ancora oggi è un punto di riferimento visivo e simbolico: un’icona che racconta la storia della città e la sua vocazione turistica.
Il Porto Canale di Rimini è il cuore marittimo della città fin dall’antichità.
Nato come sbocco del fiume Ariminus, fu già in epoca romana un punto strategico per i commerci e per la navigazione lungo la costa adriatica.
Nel corso dei secoli, il porto è diventato il centro della vita dei pescatori, il luogo della marineria riminese e uno degli spazi più caratteristici della città.
Il Faro, che domina l’ingresso del porto, è il simbolo moderno di questa lunga storia.Il porto si sviluppa lungo un canale che segue il corso dell’antico fiume Marecchia, deviato nel Novecento.
Le due sponde – molo di levante e molo di ponente – creano un asse visivo che conduce lo sguardo verso il mare.
Le banchine sono ampie, pavimentate e pensate per la passeggiata: un luogo dove convivono pescatori, turisti e abitanti.
I materili sono la pietra, cemento marino e legno: un linguaggio semplice, funzionale, legato alla tradizione portuale.
Il porto è un confine morbido tra urbanità e mare: un luogo dove Rimini si apre all’Adriatico.
1. Il Faro(1946)
Ricostruito dopo la Seconda guerra mondiale, il faro attuale sostituisce quello ottocentesco distrutto dai bombardamenti. Ha una Torre bianca cilindrica, alta e slanciata, con lanterna moderna. È un punto di riferimento visivo e simbolico per chi arriva dal mare.
2.Il portoè ancora oggi il cuore della marineria riminese: barche da pesca, reti stese ad asciugare, piccole imbarcazioni tradizionali.
È un luogo dove sopravvive la Rimini autentica, legata al mare e ai suoi mestieri.
3. Il Borgo San Giuliano
Sul lato di ponente, il porto si apre verso il Borgo San Giuliano, quartiere storico dei pescatori.
I suoi vicoli, le case basse e i murales felliniani creano un dialogo tra porto, memoria e identità popolare.
4. Il Ponte dei Mille
Il ponte che collega le due sponde del porto è un elemento funzionale ma anche scenografico, soprattutto nelle ore serali, quando le luci si riflettono sull’acqua.
5. Il molocome passeggiata.
I moli sono luoghi di camminate al tramonto, pesca sportiva, osservazione del mare in tempesta.
Sono spazi che uniscono quotidianità e poesia.
Il Porto Canale è il luogo che più di ogni altro racconta la Rimini dei pescatori, delle barche, del lavoro sul mare.
Qui la città incontra l’Adriatico in un dialogo continuo tra architettura, acqua e luce.
Il faro, ricostruito nel Novecento, è il simbolo della resilienza della città e della sua vocazione marittima.
Il porto è uno spazio vissuto: non un monumento statico, ma un ambiente in cui si intrecciano storie, mestieri e emozioni.
Il Parco del Mare è un vasto progetto di rigenerazione urbana che ridisegna l’ intero waterfront riminese.
Concepito come un sistema continuo di spazi verdi, percorsi pedonali, piste ciclabili e aree sportive, il Parco del Mare rappresenta la nuova identità della Rimini contemporanea: una città che mette al centro il rapporto con il mare, la sostenibilità e il benessere.
È un intervento che unisce architettura del paesaggio, design urbano e memoria balneare, trasformando il lungomare in un grande parco lineare.
Il Parco del Mare si sviluppa lungo chilometri di costa, con un tracciato che collega piazze, stabilimenti balneari, aree verdi e percorsi sportivi.
Le pavimentazioni sono naturali: l’uso di materiali chiari, legno, pietra e superfici drenanti crea un ambiente luminoso e sostenibile, in dialogo con la sabbia e il mare.
Ogni tratto del Parco del Mare ha una propria identità:zone sportive, aree relax, giardini dunali, spazi gioco, terrazze panoramiche.
Il progetto è modulare, ma coerente. Le ampie piste ciclabili e percorsi pedonali rendono il parco un luogo pensato per muoversi senza auto, in continuità con la filosofia del benessere.
Il Parco del Mare non è un semplice lungomare, ma un paesaggio costruito: dune artificiali che richiamano l’ambiente costiero originario, vegetazione mediterranea, alberature che creano ombra e microclimi, percorsi sinuosi che seguono la morfologia della costa.
La natura diventa protagonista. Gli arredi, l’ illuminazione e le pavimentazioni sono progettati con un linguaggio moderno: linee morbide, materiali sostenibili, luci calde e scenografiche, sedute integrate nel paesaggio.
L’ obiettivo è creare un ambiente accogliente e armonico.
Il Parco del Mare è anche un grande parco del movimento: campi da basket e volley, attrezzi per il fitness, percorsi calistenici, zone dedicate allo yoga e al benessere.
È un’architettura che invita a vivere il corpo e lo spazio. Il progetto recupera l’ identità storica della Rimini balneare: il rapporto diretto con la spiaggia, la dimensione sociale del lungomare, la continuità visiva con il mare.
È una reinterpretazione contemporanea della Rimini degli anni d’ oro.
Il Parco del Mare si collega idealmente al Lungomare Felliniano, condividendo: atmosfere luminose, spazi aperti, un’ idea di città come luogo di sogno e benessere.
La costa diventa un grande racconto urbano.
Il Parco del Mare rappresenta la Rimini del futuro: sostenibile, verde, attiva, aperta al mare.
È un progetto che mette al centro la qualità della vita, il movimento, la natura e la socialità e restituisce alla città il suo rapporto originario con l’acqua, creando un confine morbido e accogliente tra urbanità e natura.
Il Lungomare Felliniano è uno dei tratti più rappresentativi della Rimini contemporanea.
Dedicato a Federico Fellini, che del mare riminese fece un simbolo poetico e autobiografico, questo spazio urbano unisce architettura del paesaggio, memoria cinematografica e tradizione balneare.
È un luogo dove la città incontra il mare, trasformato in un percorso scenografico che richiama atmosfere felliniane: sospese, oniriche, luminose.
Il lungomare si sviluppa parallelamente alla spiaggia, con un tracciato ampio e continuo che collega piazze, stabilimenti balneari e spazi verdi.
Ci sono ampi marciapiedi, piste ciclabili e zone pedonali creano un percorso fluido, pensato per la mobilità lenta e la fruizione del paesaggio.
Le pavimentazioni sono chiare, pietra, legno e inserti luminosi evocano la luce del mare e la sabbia, creando un ambiente visivo coerente e rilassante.
Il lungomare è progettato come una soglia tra città e spiaggia: un luogo di transizione dove l’architettura si apre all’orizzonte.
Il lungomare non rappresenta Fellini in modo letterale, ma ne evoca l’ immaginario: luci soffuse, ampi spazi aperti, linee morbide, elementi scenografici.
È un omaggio alla poetica del sogno, della memoria e della nostalgia che caratterizza film come Amarcord.
Le panchine, i lampioni, le fontane e i percorsi sono pensati come elementi scenografici: forme sinuose, materiali caldi, giochi di luce serale.
L’ idea è trasformare la passeggiata in un’ esperienza visiva e sensoriale.
Il lungomare integra: giardini lineari, palme e vegetazione mediterranea, dune artificiali che richiamano il paesaggio costiero.
La natura diventa parte dell’architettura.
Il lungomare si apre verso il Grand Hotel, icona liberty e luogo simbolo dell’immaginario felliniano.
La relazione visiva tra i due spazi crea un asse culturale tra passato e presente.
Il lungomare è progettato come luogo di incontro: spettacoli all’aperto, mercatini, installazioni temporanee, percorsi sportivi.
È un teatro urbano che cambia con le stagioni.
Non un museo, ma un luogo che restituisce l’atmosfera poetica del regista: il mare come spazio dell’infanzia, del sogno e dell’ immaginazione.
È uno spazio pensato per camminare, respirare, osservare: un’ architettura che mette al centro la qualità della vita.
Il centro storico di San Marino, arroccato sul Monte Titano, è uno dei complessi urbanistici medievali meglio conservati d’Europa.
La Repubblica, fondata secondo la tradizione nel 301 d.C. da San Marino scalpellino dalmata, ha costruito nei secoli un sistema di fortificazioni, palazzi civili e spazi pubblici che riflettono un’identità politica unica: una comunità indipendente, autonoma e orgogliosa della propria libertà.
Il paesaggio urbano è un dialogo continuo tra architettura militare, istituzioni civiche e memoria storica.
La città è arroccata: il centro storico si sviluppa lungo la cresta del Monte Titano, con un impianto medievale fatto di vicoli, scalinate e terrazze panoramiche.
Le tre torri – Guaita, Cesta e Montalecostituiscono un complesso fortificato unico, simbolo della Repubblica e della sua autonomia.
Piazza della Libertà e il Palazzo Pubblico rappresentano il cuore istituzionale della comunità sammarinese.
La pietra locale chiara conferisce uniformità e luminosità all’intero complesso.
1. Prima Torre – Guaita (XI secolo)
La più antica e imponente delle tre torri.
L’impianto è romanico‑militare con mura possenti e camminamenti di ronda.
La sua funzione originaria era di prigione e baluardo difensivo.
La sua forma irregolare segue la roccia, creando un’architettura “organica”, perfettamente integrata nel paesaggio.
2.La Seconda Torre – Cesta (XIII secolo)
Situata sul punto più alto del Monte Titano, ha una pianta poligonale, con torre principale e cortile interno.
Ospita il Museo delle Armi Antiche, che testimonia la lunga tradizione militare della Repubblica.
La posizione dominante la rende un simbolo visivo della sovranità sammarinese.
3. La Terza Torre – Montale (XIV secolo. E’la più piccola e isolata.
E’ una Torre di avvistamento con funzione di prigione di massima sicurezza (la celebre “fondo della torre”).
Non è visitabile, ma è fondamentale per comprendere il sistema difensivo medievale.
4. Palazzo Pubblico (1894)
Sede del governo e del Consiglio Grande e Generale.
Fu progettato da Francesco Azzurri in stile neogotico, ispirato ai palazzi comunali italiani del Due‑Trecento.
Ha una Facciata con merlature, trifore e torre civica: un omaggio alla tradizione comunale e repubblicana.
Gli interni decorati con stemmi, simboli civici e opere che celebrano la storia della Repubblica.
5. Piazza della Libertà
Spazio civico per eccellenza.
Qui si svolgono cerimonie ufficiali, come il cambio della Guardia.
La piazza, aperta verso la valle, è un luogo dove architettura e paesaggio dialogano in modo spettacolare.
6. Basilica del Santo (1838)
Chiesa neoclassica dedicata a San Marino.
La Facciata è con pronao corinzio e timpano triangolare.
L’Interno è a tre navate, con altare che custodisce le reliquie del Santo.
È il centro spirituale della Repubblica.
San Marino è la più antica repubblica del mondo ancora esistente: il suo centro storico è un monumento vivente alla continuità istituzionale.
Le fortificazioni non sono solo strutture militari, ma parte integrante del Monte Titano, creando un paesaggio culturale unico.
Palazzo Pubblico e Piazza della Libertà raccontano una comunità che ha sempre difeso la propria autonomia.
Il centro storico e il Monte Titano sono riconosciuti come patrimonio dell’umanità dell’Unesco per il loro valore storico, politico e paesaggistico.
Il Mercato Coperto di Rimini, inaugurato nel 1916 e poi ampliato nel corso del Novecento, è uno degli spazi pubblici più significativi della città moderna.
È un edificio che unisce funzione commerciale, architettura civile e identità urbana, diventando un punto di riferimento per la vita quotidiana dei riminesi.
Il mercato rappresenta la continuità di una tradizione mercantile che, a Rimini, affonda le radici nell’antico foro romano e nelle piazze medievali.
L’edificio è a pianta rettangolare.
Il mercato si sviluppa su un grande spazio coperto, con un impianto razionale pensato per ospitare banchi, botteghe e percorsi interni.
La struttura originaria presenta elementi tipici dell’architettura civile dell’epoca: uso del mattone a vista,grandi aperture ad arco, coperture metalliche e vetrate per garantire luce naturale,un linguaggio sobrio e funzionale.
I materili sono:laterizio, ferro e vetro: una combinazione che richiama i mercati europei ottocenteschi, dove la tecnologia moderna si univa alla tradizione costruttiva locale.
L’interno è organizzato in settori:pescheria,ortofrutta,carni e salumi,prodotti tipici.
La disposizione riflette una logica igienica e funzionale tipica dell’urbanistica del primo Novecento.
Il Mercato Coperto raccoglie l’eredità dei mercati medievali che si svolgevano tra Piazza Cavour e Piazza Tre Martiri.
È la versione moderna di una tradizione secolare.
Le grandi superfici vetrate e le coperture metalliche sono progettate per garantire luminosità e ricambio d’aria, secondo i principi dell’architettura igienista dell’epoca.
L’edificio non punta sulla monumentalità, ma su una bellezza funzionale: cornici in mattoni, archi ribassati, ritmo regolare delle aperture.
È un esempio di architettura civile che privilegia l’utilità senza rinunciare all’armonia.
Il mercato non è solo un luogo di acquisto, ma uno spazio di incontro, scambio e relazione: un “teatro quotidiano” della vita riminese.
Qui si trovano i simboli gastronomici della Romagna:pesce dell’Adriatico, piadina e squacquerone, frutta e verdura delle campagne, vini locali.
Il mercato è anche un archivio vivente della cultura alimentare, ma è anche uno spazio democratico, aperto, quotidiano: un luogo dove si intrecciano storie, mestieri e generazioni.
L’ edificio dimostra come l’architettura civile possa essere bella pur restando essenziale e funzionale.
Si anima ogni mercoledì e sabato mattina, quando le vie si riempiono di banchi, cassette di legno, tende colorate e un’energia che appartiene solo ai mercati di mare.
Sono giorni in cui la città sembra svegliarsi prima del solito, come se sapesse che l’aria sarà più viva, più densa, più vera.Il mercato di Rimini, quello che si apre all’aria libera e respira insieme alla città, non è un semplice luogo di scambio: è un piccolo teatro quotidiano dove profumi, voci e colori si intrecciano come fili di una trama antica.
Arrivando al mattino presto, quando il sole è ancora morbido e le ombre sono lunghe, si sente subito il ritmo del mercato: il rumore dei banchi che si aprono, il tintinnio dei ganci metallici, il fruscio delle cassette di legno appoggiate una sull’altra.
È un suono che appartiene alla città tanto quanto il mare.
Le vie del mercato si riempiono di un mosaico di odori:
– il basilico fresco che sembra appena colto da un orto segreto,
– il profumo dolce dei pomodori maturi,
– la fragranza delle piadine calde che qualcuno inizia già a preparare,
– e quel sentore salmastro che arriva dal porto, come un promemoria costante che qui il mare è vicino, sempre.
I venditori parlano con un’energia che è tutta romagnola: diretta, calorosa, sincera.
C’è chi racconta la storia delle sue zucchine come se fossero nipoti,
chi ti offre una pesca “solo per assaggiare”,
chi ti riconosce dopo due settimane e ti saluta come un vecchio amico.
Tra i banchi di frutta e verdura spuntano quelli dei fiori, che trasformano un angolo del mercato in un piccolo giardino improvvisato: gerbere, margherite, rose dai colori accesi che sembrano quasi dipinte.
Più avanti, i banchi di stoffe ondeggiano al vento come vele colorate, e per un attimo sembra di essere in un porto di spezie e tessuti d’altri tempi.
Il mercato di Rimini è un luogo che cambia con le stagioni:
d’estate è un’esplosione di voci e turisti curiosi,
d’inverno diventa più intimo, quasi raccolto,
ma sempre vivo, sempre autentico.
È un posto dove si compra, certo, ma soprattutto dove si incontra.
Dove si ascoltano storie, si scambiano sorrisi, si respira la città.
Un luogo che non si visita soltanto: si vive.
Vai a Coriano e lo sai. Lo sai già. Probabilmente ci vai per questo. Sai che lo incontrerai, che lui ci sarà, che lo sentirai, che –in qualche modo- sarà lì. Arrivi e vedi manifesti, vecchie bandiere, striscioni un po’ scoloriti, 58 dappertutto, vivi sensazioni, emozioni forti. Lui c’è. È nato lì, è cresciuto lì, ha finito lì, ma c’è, è presente. Anche se è lontano, sempre più lontano, là in cima, là in fondo, là chissà dove… Arrivi in piazza, la guardi, vedi la Chiesa, il monumento, ti ricordi quel giorno, giri la testa: ecco, il Museo è lì, sotto i portici.
Sei ancora fuori, ma ci sei già dentro, ti attrae, lo vuoi vedere. Entri, gira a destra, lascia perdere il negozio, ci passerai più tardi, alla fine. Sali le scale. Arrivi alle foto: son tante, son belle. C’è Marco, la sua carriera. Tutta. Poi entri. C’è un bambino in minimoto che ride, che corre, che sogna, che vince. È l’inizio, ma c’è tutto: la grinta, la voglia, la classe, il sorriso.
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Marco Simoncelli, nelle parole di Marco Simoncelli
“Sono nato a Cattolica il 20 gennaio 1987, ma ho sempre vissuto a Coriano, in provincia di Rimini. I miei genitori avevano una gelateria e mio babbo una grande passione per le moto e per le corse. Così la mia infanzia l’ho passata tra gelati e motori! A 4 anni per Natale i miei mi hanno regalato la mia prima motorina, una Suzuki 50 minicross. E così ho iniziato a sgasare nei campi intorno a casa. Con le minimoto sono andato le prime volte quando avevo più o meno 7 anni e a 9 ho corso la mia prima gara ufficiale di Campionato regionale.
Fino a 13 anni ho girato con le minimoto costruite dal babbo di Mattia Pasini vincendo 2 Campionati Italiani, nel 1999 e nel 2000.
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Sempre nel 2000 ho provato per la prima volta una 125 da Gran Premio e l’anno seguente ho disputato il Trofeo Honda 125GPe il Campionato 125GP con il team di Massimo Matteoni in sella ad una Honda. Fu una stagione ricca di cadute nella prima parte, ma di ottimi risultati nella seconda.
In classifica terminai 9° sia nel trofeo che nell’ italiano.
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Nel 2002 a 15 anni ho disputato il Campionato Europeo 125sempre nel team Matteoni, ma questa volta con una Aprilia. Vinsi il Campionato debuttando allo stesso tempo nel Campionato del Mondo (Gran Premio della Repubblica Ceca), per sostituire il pilota Jaroslav Hules nelle ultime 5 gare.
Nel 2003 ho partecipato alla mia prima stagione iridata completa, solito Team Matteoni e solita Aprilia 125. Terminai la stagione al 21° posto ed il miglior risultato fu un 4° nell’ultimo Gran Premio della stagione.
Nel 2004 cambiai team, passando al team di Fiorenzo Caponera, e proprio in quell’anno feci la mia prima Pole Position vincendo la mia Prima Gara di campionato del Mondo. Eravamo a Jerez sotto un diluvio universale e per la prima volta l’inno italiano suonava per me. In quell’anno ci furono diversi alti e bassi e persi le ultime 2 gare per un infortunio. Finii 11° in classifica generale.
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Il 2005 è stato il mio ultimo anno in 125 e anche il migliore. In quell’anno vinsi una gara, terminai 6 volte sul podio e arrivai 5° in Classifica.
Nel 2006 ci fu il passaggio in 250 con il Team Metis Gilera e con una moto ufficiale, fu una stagione difficile, piena di incomprensioni con il team ed il mio capotecnico. Chiusi la stagione 10° in generale con un sesto posto come miglior risultato.
Per questo nel 2007 la Gilera mi tolse la moto ufficiale e mi assegnò una LE (una moto del 2005), i risultati non cambiarono molto dall’anno precedente ma la stagione fu nel complesso molto più positiva. Innanzitutto iniziai a lavorare con Aligi Deganello e alcuni dei ragazzi che ancora oggi dopo 5 anni fanno parte della mia squadra, oggi ho con loro un bellissimo rapporto. L’altra cosa buona fu che finalmente capimmo di avere un grande potenziale.
Nel 2008 la Gilera mi riassegnò una LE (questa volta un po’ più aggiornata) anziché la RSA ufficiale. La stagione partì di merda, con 2 zeri nelle prime 2 gare, ma nel Gran Premio del Portogallo conquistai la mia prima Pole ed il mio primo podio ed al Mugello nel GP di casa la mia prima vittoria nella quarto di litro. A metà stagione poiché ero in testa al Campionato la Gilera mi diede finalmente la RSA ufficiale e da lì le cose si misero molto bene. Conquistai in totale 7 Pole, 6 Vittorie e 12 podi e il Campionato del Mondo con una gara di anticipo. L’anno seguente decisi di restare nella classe intermedia per bissare il successo del 2008. Le premesse c’erano tutte, ma una settimana prima dell’inizio del Campionato mi ruppi lo scafoide mentre mi allenavo con la moto da cross. Oltre a non prendere parte al primo Gran Premio, quell’anno lì ne succedevano di ogni e tutte le volte che sembrava fossi tornato in corsa per il Campionato o cadevo o qualche guaio tecnico mi impediva di portare a termine la gara. Ciò nonostante arrivai a giocarmi il titolo all’ultima corsa… Valencia. Per vincere io dovevo fare primo e H. Aoyama 13°. Ci sarebbe voluto un miracolo, ma i giochi non erano ancora chiusi. Il risultato fu che lui arrivò 7° e io caddi mentre ero in testa. Perciò fine dei canditi! Morale della favola arrivai addirittura 3° in classifica, nonostante 6 vittorie e 10 podi.
Ah… nel 2009 ho anche partecipato al round italiano della superbike a Imola, per sostiure Nakano in sella all’Aprilia Superbike. Fu una grande giornata, cocnlusa con una caduta nella prima manche e un podio nella seconda. Quel giorno la gente sulle colline del circuito fece un gran tifo per me…lo ricordo ancora oggi fantastico!!! Il 2010 è stato l’anno del grande salto in MotoGP. Dopo tanti anni con il Gruppo Piaggio sono passato alla Honda nel team di Fausto Gresini. È stato un anno molto impegnativo e difficile, perché il livello della MotoGP è veramente alto. In più all’inizio io e la mia squadra (che mi ha seguito dalla 250) non avevamo esperienza e questo complicava ulteriormente le cose. Ma restando uniti e dando sempre il massimo siamo riusciti a fare una seconda parte di stagione sempre in crescendo e arrivando a ridosso dei migliori.Alla fine sono arrivato 8° in generale ed ho ottenuto un 4° posto come miglior risultato (3° posto perso sul traguardo).”
Questo fino al 2010. Il 2011 stava finendo di scriverlo: ancora nel team di Fausto Gresini, con la stessa squadra di tecnici-amici, ma con una fornitura uguale a quella ufficiale del team HRC. Un anno contrastato, di perfezionamento, combattuto, a prenderci sempre più gusto a rivaleggiare con i primi, 6° in classifica generale con le soddisfazioni di 2 pole position e, finalmente, di 2 podi nella classe regina, 3° posto a Brno e 2° posto a Phillip Island, miglior risultato in carriera in MotoGP.
Proprio a un passo dalla vittoria.
Le sue battaglie ora diventano le nostre: dal podio più alto, ci sprona a non mollare mai, a dare tutto in questo progetto di solidarietà. In questa gara d’amore.
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“Diobò ragazzi, dateci gas!”
Alla domanda di Lino Dainese “Facciamo una statua per ricordare Marco al centro di Coriano?” Paolo Simoncelli non esitò: “Una stutua no, perchè è molto difficile riprodurre l’espressione del volto, non gli renderebbe giustizia, facciamo qualcosa che rappresenti quello che era!” Ed è così che naque l’idea diquesta fiamma, ogni domenica sera all’imbrunire(quindi l’orario cambia a seconda della stagione),la marmitta/monumento sponsorizzato Dainesesi accende ed emette una lingua di fuoco per la durata di 58 secondi.